Castello Bonomi deve il suo nome allo splendido castello liberty progettato alla fine dell’Ottocento dall’architetto Antonio Tagliaferri.
La svolta vinicola contemporanea arriva nel 2008, quando la proprietà viene acquisita dalla famiglia Paladin.
Castello Bonomi deve il suo nome allo splendido castello liberty progettato alla fine dell’Ottocento dall’architetto Antonio Tagliaferri. La svolta vinicola contemporanea arriva nel 2008, quando la proprietà viene acquisita dalla famiglia Paladin.
La famiglia Paladin ha avviato un imponente progetto di valorizzazione dei vigneti e della cantina, affidando la firma tecnica allo storico chef de cave Luigi Bersini, affiancato oggi da un team di rinomati enologi. La filosofia di Castello Bonomi si riassume in due concetti chiave, il tempo e il rispetto, che guidano una conduzione agronomica da sempre attenta alla sostenibilità e alla tutela della biodiversità attraverso la certificazione biologica. La cantina crede fermamente nel valore della longevità e nella capacità del Franciacorta di esprimersi al massimo solo dopo lunghissimi affinamenti sui lieviti, che superano ampiamente i limiti previsti dal disciplinare. Il vero segreto di questa eccellenza risiede nella forza del terroir del Monte Orfano, situato nell’estremo sud della Franciacorta, dove circa 24 ettari di vigneti si snodano a gradoni sulle sue pendici. Questo territorio si distingue per un suolo unico di antichissimo conglomerato calcareo, differente dalla natura morenica del resto della regione, e gode di un microclima eccezionale: protetta dai venti freddi e baciata da correnti calde, è la zona più calda della Franciacorta, dove le uve maturano prima regalando ai vini una straordinaria mineralità, sapidità e una spalla acida ideale per garantire una tenuta nel tempo fuori dal comune.
La famiglia Paladin ha avviato un imponente progetto di valorizzazione dei vigneti e della cantina, affidando la firma tecnica allo storico chef de cave Luigi Bersini, affiancato oggi da un team di rinomati enologi. La filosofia di Castello Bonomi si riassume in due concetti chiave, il tempo e il rispetto, che guidano una conduzione agronomica da sempre attenta alla sostenibilità e alla tutela della biodiversità attraverso la certificazione biologica. La cantina crede fermamente nel valore della longevità e nella capacità del Franciacorta di esprimersi al massimo solo dopo lunghissimi affinamenti sui lieviti, che superano ampiamente i limiti previsti dal disciplinare. Il vero segreto di questa eccellenza risiede nella forza del terroir del Monte Orfano, situato nell’estremo sud della Franciacorta, dove circa 24 ettari di vigneti si snodano a gradoni sulle sue pendici. Questo territorio si distingue per un suolo unico di antichissimo conglomerato calcareo, differente dalla natura morenica del resto della regione, e gode di un microclima eccezionale: protetta dai venti freddi e baciata da correnti calde, è la zona più calda della Franciacorta, dove le uve maturano prima regalando ai vini una straordinaria mineralità, sapidità e una spalla acida ideale per garantire una tenuta nel tempo fuori dal comune.
Il metodo di produzione di Castello Bonomi si fonda sulla raccolta rigorosamente manuale in cassette delle uve Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, seguita da una vinificazione parcellare che permette di valorizzare e preservare l’identità di ogni singola vigna. A questo si unisce un uso sapiente del legno, con una parte dei vini base che fermenta in barrique per donare struttura alla cuvée senza mai sovrastare la naturale espressione del frutto. Infine, il fattore tempo corona l’intero processo attraverso un riposo in cantina che va da un minimo di 30 mesi fino a superare i 10 anni per le grandi riserve.
Il metodo di produzione di Castello Bonomi si fonda sulla raccolta rigorosamente manuale in cassette delle uve Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, seguita da una vinificazione parcellare che permette di valorizzare e preservare l’identità di ogni singola vigna. A questo si unisce un uso sapiente del legno, con una parte dei vini base che fermenta in barrique per donare struttura alla cuvée senza mai sovrastare la naturale espressione del frutto. Infine, il fattore tempo corona l’intero processo attraverso un riposo in cantina che va da un minimo di 30 mesi fino a superare i 10 anni per le grandi riserve.